La Stampa

Si svelano con De Maria tutte le magie di Chopin

si resta ammirati non solo del dominio tecnico straordinario, ma della continua concentrazione con cui De Maria attraversa tanta densità poetica e paesaggi tanto diversiSala del Conservatorio strapiena per il secondo incontro con il “tutto Chopin” presentato da Pietro De Maria. Il catalogo di Chopin non ha praticamente punti deboli, solo due o tre pagine meno scintillanti del solito; ovvio che in una cavalcata su tutta l’opera del massimo genio del pianoforte, proprio quelle pagine attirino particolare attenzione: come le “Variazioni brillanti” op. 12 su un tema di Hérold che hanno aperto la serata. Ma in realtà anche le opere più note suonano ogni volta nuove, perennemente giovane semmai è la loro ricchezza d’invenzioni, la realizzazione sempre perfetta a pretendere il massimo dall’attenzione del pubblico: lo Scherzo op. 20 e la prima Ballata durano sì e no dieci minuti, ma nella durata interiore è come facessero il giro del mondo. Per cui si resta ammirati non solo del dominio tecnico straordinario, ma della continua concentrazione con cui De Maria attraversa tanta densità poetica e paesaggi tanto diversi: i tre Notturni op. 15, fra i più intrepidi della raccolta, i quadretti e le confessioni delle Mazurche, la sontuosità mondana del Grande Valzer brillante op. 18. Alla fine i dodici Studi op. 25, dove ogni battuta splende come una gemma: nel secondo la melodia velocissima si snodava su un solo respiro fino alla fine; ammirevole il cantabile, da violoncello, nel quinto e nel settimo (l’unico “Lento”), impressionante la chiarezza espressiva nel decimo tempestoso, unica tangenza chopiniana al pianismo di Liszt.


si resta ammirati non solo del dominio tecnico straordinario, ma della continua concentrazione con cui De Maria attraversa tanta densità poetica e paesaggi tanto diversiSala del Conservatorio strapiena per il secondo incontro con il “tutto Chopin” presentato da Pietro De Maria. Il catalogo di Chopin non ha praticamente punti deboli, solo due o tre pagine meno scintillanti del solito; ovvio che in una cavalcata su tutta l’opera del massimo genio del pianoforte, proprio quelle pagine attirino particolare attenzione: come le “Variazioni brillanti” op. 12 su un tema di Hérold che hanno aperto la serata. Ma in realtà anche le opere più note suonano ogni volta nuove, perennemente giovane semmai è la loro ricchezza d’invenzioni, la realizzazione sempre perfetta a pretendere il massimo dall’attenzione del pubblico: lo Scherzo op. 20 e la prima Ballata durano sì e no dieci minuti, ma nella durata interiore è come facessero il giro del mondo. Per cui si resta ammirati non solo del dominio tecnico straordinario, ma della continua concentrazione con cui De Maria attraversa tanta densità poetica e paesaggi tanto diversi: i tre Notturni op. 15, fra i più intrepidi della raccolta, i quadretti e le confessioni delle Mazurche, la sontuosità mondana del Grande Valzer brillante op. 18. Alla fine i dodici Studi op. 25, dove ogni battuta splende come una gemma: nel secondo la melodia velocissima si snodava su un solo respiro fino alla fine; ammirevole il cantabile, da violoncello, nel quinto e nel settimo (l’unico “Lento”), impressionante la chiarezza espressiva nel decimo tempestoso, unica tangenza chopiniana al pianismo di Liszt.

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